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14 settembre

CELEBRARE L’EUCARISTIA È OLTREPASSARE LA «SOGLIA»

 

CELEBRARE L’EUCARISTIA È OLTREPASSARE LA «SOGLIA»


L’Eucaristia ci congiunge con tutti gli uomini che ci hanno preceduto nella morte.

Noi partecipiamo alla liturgia celeste, che dall’eternità viene celebrata davanti a Dio e ci immergiamo nell’eterno inno di lode degli angeli.

Il cielo si schiude e ci fa gettare uno sguardo in un altro mondo, nel mondo che sta oltre la morte.

Nell’Eucaristia oltrepassiamo già ora la soglia della morte e siamo partecipi di quegli uomini che vivono oltre questa soglia.

 I morti non sono semplicemente scomparsi dal mondo, ma sono accanto a Dio. E il banchetto funebre dell’Eucaristia

 ci dona anche la comunione con loro; così la nostra vita oltrepassa gli stretti confini della nostra biografia personale.

Noi facciamo parte dei santi che celebrano assieme a noi la redenzione in Cristo,

ed entriamo in relazione con tutti i morti che abbiamo conosciuto.

Nell’Eucaristia varchiamo i confini della nostra esistenza terrena e partecipiamo alla vita di coloro che sono perfetti.

Lo spazio, in cui celebriamo l’Eucaristia, è totalmente abitato da tutti i morti che abbiamo conosciuto.

La comunione con i morti esige tuttavia che non li tratteniamo nel nostro ricordo ma li lasciamo in pace con Dio.

Essi c’incontrano nell’Eucaristia come coloro che hanno conosciuto la verità della propria vita e ora ci indicano

che cosa intendevano realmente fare di essa.

Nella comunione con i morti che ora hanno la propria dimora in Dio, la patria eterna s’introduce nel nostro esilio.

Ciò ci libera dalla paura di morire e ci rende familiare il mondo che sta oltre la morte.

 Solo quando la nostra vita s’introduce nello spazio che sta oltre la soglia della morte, essa ha raggiunto la sua interezza;

solo allora ha superato la protezione che la morte le ha concesso, solo allora è diventata una vita che è per sempre salva in Dio.



ANSELM GRUN in Eucaristia rito che trasforma, Messaggero 2004, pp. 84