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29 maggio Infame calunnia via Internet
18 maggio Il complesso dell'ostrica e L'uomo razionaleL'uomo razionale Dio fece la creatura razionale affinchè conoscesse il Sommo Bene, conoscendolo lo amasse; amandolo lo possedesse ; possedendolo ne gioisse. S.Agostino
Il complesso dell'ostrica ovvero la metafora della resistenza al cambiamento
Siamo troppo attaccati allo scoglio. Alle nostre sicurezze. Alle lusinghe gratificanti del passato.
Ci piace la tana. Ci attira l'intimità del nido. Ci terrorizza l'idea di rompere gli ormeggi, di spiegare le vele
di avventurarci in mare aperto. Se non la palude ci piace lo stagno.
Di qui la ripetizione per la ripetitività, l'atrofia per l'avventura, il calo di fantasia.
Lo Spirito Santo, invece, ci chiama alla novità, ci invita al cambio, ci stimola a ricrearci
Don Tonino Bello
Relativismo
Tema
“Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura il proprio io e le sue voglie”.
17 maggio ...parliamo di ansietà . di angoscia
Si tratta di uno stato penoso dell’animo, un vivo dolore, così diffuso in questo tempo cosi’ carico di problemi di ogni genere, caratterizzato dall’attesa di un pericolo indeterminato, grave e minaccioso, contro il quale ci si trova in condizioni di totale impotenza a sottrarvisi. E’ una reazione emotiva che insorge come conseguenza della percezione di un pericolo esterno come pure proveniente dal nostro mondo interiore. Nel comportamento dell’individuo l’ansieta’ si manifesta non solo con paura, inquietudine, continuo senso di disagio, ma anche con indecisione. L’ansioso intravede pericoli in ogni situazione ed e’ incapace di prendere una decisione: quando ne prendera’ una, lo fara’ in modo impulsivo e maldestro. In tal senso l’ansioso si puo’ considerare l’opposto dell’uomo di azione. Dobbiamo ora riconoscere che nessuno e’ completamente esente dal fare esperienza di uno stato di intensa preoccupazione, dal momento che di tratta di una caratteristica della condizione umana ed e’ propria dell’essere che non e’ ancora perfetto. Ma e’ assolutamente necessario individuarne un possibile superamento attraverso una graduale, progressiva, continua liberazione. Che cosa ci suggerisce l’esperienza cristiana? Sono ben note le voci dell’angoscia in alcuni grandi testimoni della fede: San Paolo e Sant’Agostino. San Paolo ci offre le piu’ impressionanti forme di inquietudine: “La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio…. Sappiamo bene che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi…; essa non e’ la sola ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo” (Rm 8, 19-23). Di Sant’Agostino ricordiamo il grido di angoscia e di preghiera: “Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore e’ inquieto finche’ non riposa in Te!”. Entro certi limiti l’ansieta’ e’ una tensione cosciente dello spirito travagliato dal limite che penetra dentro l’essere stesso e dal desiderio di una liberazione, di un superamento: e’ un risveglio dell’anelito alla liberta’, cioe’ alla salvezza. Il credente ha un’obiettivo vitale da raggiungere, conosce la verita’, ma non per questo puo’ gia’ sperimentare l’impassibilita’. La fede e’ una certezza che lascia intatto il dramma dell’incertezza: la fragilita’ umana non ci permette di essere certi che non peccheremo, di evitare che la tentazione dell’egoismo possa in qualunque momento sopraffare generosita’ e amore, che una particolare sofferenza ci raggiunga inaspettata e improvvisa…. Tutti dobbiamo faticare, proprio nell’impegno costante per la realizzazione della propria personale liberta’, ma sempre c’e’ il pericolo del fallimento, come nello stesso tempo sperimentiamo una inquietudine non disgiunta dalla speranza. A questo punto possiamo affermare che proprio la fede e la speranza portano, nonostante questo stato ansioso esistenziale, a riconoscere la Presenza al nostro fianco di un Dio Misericordioso che si prende cura di ciascuno dei suoi figli. Cosi’ l’angoscia che inevitabilmente sperimentiamo non e’ assolutamente collegata alla disperazione di scelte che vengono constatate come inutili e demolitrici. E’ qui che si fa strada la fiducia dinamica e coraggiosa. Il compito della fede e’ quello di “evidenziare una Presenza” che ci permette di placare la pena del continuo errare all’interno della nostra interiorità, perche’ anche se non siamo ancora stabilmente immersi nella Luce che ci attrae irresistibilmente, tuttavia cogliamo sufficienti manifestazioni di essa come un aiuto provvidenziale “dall’alto” per il compimento del nostro cammino verso la Vita. Non dobbiamo pertanto illuderci di poter eliminare completamente manifestazioni di angoscia, ansieta’, ma nello stesso tempo possiamo darci da fare perche’ non diventino una condizione stabile, che sarebbe una vera e propria malattia psicofisica. Momenti passeggeri invece, collegati a esperienze particolarmente dolorose, rientrano nella normalita’ della nostra fragile e precaria condizione umana. “Gesu’, presi con se Pietro e i due figli di Zebedeo, comincio’ a provare tristezza e angoscia. Disse loro: La mia anima e’ triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me”. (Mt 26, 37-38) Questo ha provato Gesu’ nell’orto degli ulivi, al Getzemani, nel momento immediatamente precedente la sua passione. E sappiamo che Gesu’ ha condiviso pienamente la debolezza della nostra condizione umana, soffrendo da vero uomo. Dobbiamo dunque preoccuparci davvero solo quando sperimentiamo “con continuita’ ” uno stato di depressione morale, per cui tutto appare privo di interesse, e che porta abitualmente la mente a fissarsi in cose tristi: in questi casi e’ assolutamente necessaria una cura medica. Ma, in ogni caso, dobbiamo reagire, per quanto possiamo, facendo leva sulle nostre risorse “interiori”, per far fronte ai colpi della vita: l’ereditarieta’, l’ambiente, la scomparsa di una persona cara, una delusione affettiva, un dissesto economico, un insuccesso nel lavoro, una sconfitta nello sforzo morale, e ora anche la guerra. Proprio quando siamo sotto pressione abbiamo bisogno di parole di speranza che risveglino in noi il gusto della vita nonostante tutto; per il credente la preghiera, la pratica dell’umilta’, che ci fa constatare con sincerita’ la nostra debolezza e aiuta a sopportare noi stessi, apertura e confidenza con il confessore, tutto questo rafforza la virtu’ teologale dalla speranza e ci ricorda che “…le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che ci attende”. (Rm 8,4) Questo e’ il mondo della speranza cristiana, che infonde gioia fiduciosa anche nel dolore di una esistenza incupita da drammatiche vicende, e che da’ forza per resistere alle sue estreme conseguenze. Abbiamo assolutamente bisogno di riscoprire la solidarieta’: alla partecipazione delle sofferenze altrui Dio annette un premio particolare: un profondo radicale rinnovamento si operera’ nell’anima dell’uomo misericordioso. “Se offrirai il pane all’affamato, se sazierai chi e’ digiuno, allora brillera’ tra le tenebre la tua luce, la tua oscurita’ sara’ come il meriggio. Ti guidera’ sempre il Signore, ti saziera’ in terreni aridi, rinvigorira’ le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono” (Is 58, 10-11) A sua volta Gesu’, per farci intendere quanto gli stiano a cuore le opere di misericordia verso tutti coloro che sono in difficolta’, non ha dubitato di identificarsi con essi. “Tutte le volte che avremo curato una piaga, avremo asciugato una lacrima, avremo curato, consolato Lui stesso”. (cf. Mt 25, 35-40) “Solo la speranza che avvolge la fede puo’ permettere alla specie umana di superare lo scoglio della nostra civilta’. E’ arrivato il momento in cui l’umanita’ dovra’, se vuole sopravvivere, scegliere: il mistero o l’assurdo; l’essere o il nulla. Io ho scelto l’essere e la speranza invincibile. La speranza cristiana e’ l’attesa della beatitudine, la fede nella parola di Cristo: Dio e Amore ! (Jean Guitton) |
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